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ROMA – 15.06.2019 – Ha ammesso l’uso

della sostanza vietata, ha spiegato d’averla presa tramite un medicinale per curare una ferita ma, pur avendo dimostrato la propria buona fede, non ha evitato la squalifica. Un anno lontana dalle competizioni agonistiche è quanto il Tribunale nazionale antidoping ha stabilito per la ventiduenne verbanese Sonia Mazzolini. La mezzofondista tesserata per il Gruppo atletica Verbania lo scorso 20 gennaio, al termine del Cross Città di Novi Ligure (una gara minore, inserita nel circuito amatoriale Csain e non Fidal) era stata trovata positiva a un controllo antidoping disposto, a campione dal ministero della Salute. Nel suo sangue erano state rinvenute tracce di Clostebol metabolita, prodotto derivato del testosterone, ormone che ha effetti anabolizzanti e che, per questo, è inserito nell’elenco delle sostanze vietate dall’antidoping.

Sospesa in via cautelare in attesa delle controanalisi, l’atleta ha spiegato di aver utilizzato una pomata contenente Clostebol per lenire il dolore di una fiacca. Ha ammesso quindi l’errore, definendolo una “leggerezza” commessa in buona fede. Il Tribunale nazionale antidoping ha accolto la tesi dell’atleta, ne ha riconosciuto la buona fede ma, applicando il codice, l’ha ugualmente squalificata al minimo della pena, cioè un anno. Poiché è stata sospesa il 15 febbraio, la squalifica decorre da quella data e terminerà il 14 febbraio dell’anno prossimo. L’atleta e i familiari, pur rammaricati per l’esito del procedimento disciplinare, sottolineano come sia stato riconosciuto che la giovane è “pulita” ed è incappata in una svista. Contro il provvedimento è possibile presentare appello. 

 

 

 

 

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