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ganna longo borghini
VCO – 30-03-2020 -- Emergenza covid-19

e i mondiali rischiano di saltare. La Svizzera non può fare fronte all’organizzazione di un evento così importante di fronte a focolai presenti su tutto il suo territorio. Ma l’Italia c’è,  salva i campionati del mondo, grazie alla sua gestione del coronavirus in parte azzeccata e fortunata. Mondiali 2020, Imola: Italia apparentemente fuori dai giochi, ma si salva grazie al VCO, medaglia d’oro a cronometro per Filippo Ganna, primo Italiano dal '94, medaglia di bronzo a Elisa Longo Borghini, a un centimetro dalla medaglia d’argento, battuta nella volata con la Van Vleuten che è stata piegata solo dalla connazionale Van Der Breggen e dal polso operato da pochi giorni. Se Cancellara è stata nominata locomotiva di Berna, noi top Ganna dovremmo chiamarlo TGV o Frecciarossa, vedendo il buco che lascia alle sue spalle. Doveva essere l'anno di Wout Van Aert, che è stato letteralmente lasciato a piedi da Filippo e relegato per ben due podi in tre giorni alla seconda posizione. Wout piega le pedivelle nello sforzo certo, ma Ganna di più, l'ha dimostrato. Anche Elisa ha fatto i suoi exploit al Giro Rosa, sono arrivati tutti e due gasati all'appuntamento più importante dell'anno. E così hanno avuto la meglio.

Il rovescio della medaglia, si può definire il mondiale come un risultato appena sufficiente per la nazione del grande ciclismo del Giro, (solo un decimo posto per Caruso nella prova clou finale vinta da Alaphilippe, nel mondiale maschile), ma un risultato epocale per il Verbano Cusio Ossola. Senza dimenticare gli junior che quest’anno hanno battagliato con tanti nomi in lizza per le parti alte di classifica, come Barale e tanti altri, oppure il Betteo medaglia di bronzo ai nazionali di MTB.

Cosa diamo noi, come provincia, in cambio a questi fenomeni del ciclismo su strada, pista o tassellata? Ben poco, mi viene da dire. Ha fatto bene Filippo, appena concluso il suo ultimo record, a dichiarare di essere stato a 2800 mt in ritiro senza cellulare, in alta valle Anzasca. Meno distrazioni, più efficienza. Ma è chiaro che anche noi cicloamatori, siamo a volte già abituati alla mancanza di segnale telefonico, nelle gallerie o nelle valli così belle dei nostri monti. Ma questo è il meno. Le grandi salite del VCO, che poi si trasformano in grandi discese verso casa, i cicloamatori infreddoliti e indolenziti sono abituati a percorrerle zigzagando fra tombini ballerini, asfalto rappezzato terribilmente dai lavori stradali, dal verde lato strada assai rigoglioso e pericoloso. I tratti di strada(e i sentieri) della provincia ciclisticamente più titolata al mondo, potrebbero considerarsi essere stesse prova da campionato del mondo, visto le condizioni.

Premetto che io non sono nessuno, e non sarò mai nessuno, inforco la bici da corsa per scendere al lago Maggiore e risalire, uso molte volte gli shuttle per praticare l’enduro in mtb. Ma umilmente posso dire che salite epiche d’asfalto c’è ne a bizzeffe (ahimè mi considero appunto un ciclista passista da dolci pendenze) alcuni tratti di grandi pianura pure, seppur inframezzati da laghi, fiumi e (troppo) traffico stradale. Trail sterrati incredibili in salita e in discesa per chilometri, ben nascosti a volte dalla coltre erbosa. Poca la cultura ciclistica, tante le imprecazioni dei ciclisti contro gli automobilisti disattenti, e viceversa. Impariamo a tollerarci a vicenda, soprattutto valutando l’impegno di atleti ma anche di turisti che vengono a visitare la nostra splendida terra. Creiamo un ecosistema bike friendly, come succede in alcuni ben specifici territori d’Italia di mare e di lago.

Abbiamo la fortuna che con poco, sistemando strade e sentieri, possiamo attrarre turisti e allenare i campioni di oggi e di domani. Senza montagne russe o parchi acquatici, è già tutto qua. Basta guardare il territorio con occhi diversi. Ci vuole poco per trasformarci da provincia dormitorio per la manodopera svizzera a una zona d’élite per sport e turismo a basso impatto ambientale, attraversabile pedalando, o al massimo affidando parte degli sforzi ad un motore e una batteria. Bello il Tour o il Giro d’Italia, che partirà a ottobre nell’anno del Coronavirus, ma l’importante è sempre una cosa: finita la tappa, spegnere la TV e dedicarsi personalmente allo sport più bello del mondo.

Buone pedalate,

Viman

 

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